Molta moltissima confusione, si sta facendo in questi giorni sul nuovo decreto legge sulla concorrenza,  e sul tema delle penali per recesso anticipato, modificate, perché non si può decisamente affermare che siano state eliminate, con il precedente DL 07/2007, più comunemente conosciuto come : Decreto Bersani.

In una nota spiegata oggi dal Mise, riportata dalle principali testate giornalistiche, è chiaramente citato, che dopo la denuncia di Altroconsumo riportata da Repubblica.it, non sono previste penali per cambiare gestore, e che il nuovo regolamento ha lo scopo di definire meglio i limiti delle penali “già esistenti” per il recesso da offerte e promozioni.

Tutti noi già sappiamo, che il precedente decreto, modificava l’autorità delle compagnie ad applicare a sentimento, un corrispettivo di recesso anticipato e fissava un tetto massimo di 83,33 euro ie, qualora l’operatore potesse motivare di aver sostenuto un costo per l’attivazione del servizio. Da quel momento le compagnie telefoniche, in particolar modo, hanno variato i loro contratti inserendo un costo di attivazione e gestione pratiche, addebitato esclusivamente nel caso il cliente recedesse prima del periodo di permanenza indicato nel contratto e a titolo esclusivo di “recupero costi sostenuti per l’attivazione del profilo“. Al fine di poter demotivare maggiormente il passaggio ad altro operatore, hanno agito commercialmente, offrendo a costi scontati apparati in vendita rateale che permettessero in una sola mossa di aumentare il valore di recesso, dovuto al costo dello smartphone e i vincoli di permanenza (fino a 36 mesi).

Leggendo quanto introdotto nel nuovo decreto legge sulla concorrenza e conoscendo l’abilità con cui gli operatori si sono divincolati tra le normative, pensiamo che il nuovo regolamento non aggiunga nulla a quanto già esistente e che “costo promozione” o “costo attivazione”, siano facilmente interpretabili al fine comune di estorcere una determinata somma. Tuttavia ci sono alcuni accorgimenti, che se interpretati con intelligenza, possano trasformarsi in un punto a favore dei consumatori. Cit.:

“In primo luogo viene fissato un tetto massimo di 24 mesi alla durata delle promozioni”;

“In secondo luogo stabilisce che le eventuali penali, già esistenti nelle promozioni, devono rispettare una serie di stringenti requisiti di trasparenza sia verso il cliente, sia verso il regolatore. In particolare, l’operatore dovrà fornire al consumatore informazione esaustiva in merito all’esistenza e all’entità di costi d’uscita o di un nuovo vincolo contrattuale a seguito di accettazione da parte dell’utente di una promozione, condizione che oggi spesso non avviene. Dovrà inoltre spiegarne analiticamente al Garante delle comunicazioni, sulla base dei costi effettivamente sostenuti, la giustificazione”;

“In terzo luogo, la norma impone che i costi d’uscita siano proporzionali al valore del contratto e alla durata residua della promozione. In questo caso il cliente sarà soggetto al pagamento di un importo ridotto nel caso receda ad un giorno dalla scadenza. A come stanno le regole oggi, se un cliente recede al primo giorno di contratto, o all’ultimo, paga l’importo totale”.

In sostanza, l’effetto delle misure introdotte a favore dei consumatori è quello di chiarire un aspetto precedentemente non definito nella sua completezza, offrendo un modello più equo di determinazione del rischio. A nostro giudizio, ci sembra una mossa positiva, speriamo che la burocrazia italiana non intervenga anche questa volta per portare la sua confusione.

 

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